LETTERA APERTA DI COACH AMBROSI

05-07-2012 00:32 -

Carrara: quella che riportiamo è una lettera aperta che coach Ambrosi ha scritto, per avere spiegazioni, ad una "atleta", che evidentemente non ne ha. Rileggetevi anche cosa scriveva la dott.sa Claudia Fiorini.

"Ti scrivo una lettera aperta, che leggeranno anche le tue compagne, perché credo sia giusto che un fatto che riguarda la squadra sia trattato da squadra. Premesso che la pizza di ieri sera era un´occasione a cui avresti potuto e dovuto partecipare, in fin dei conti si festeggiavano i risultati raggiunti anche grazie al tuo contributo, ti invio queste poche righe perché vorrei capire e vorrei che spiegassi a me e alle tue compagne le motivazioni alla base della tua scelta. Ti ripeto le cose che già ho detto qualche giorno fa alle tue compagne e che tua sorella (presente a quell´allenamento) sicuramente ti avrà riportato. Personalmente sono stupito della tua decisione benché sia più che convinto che ognuno è libero di fare le scelte che ritiene migliori per se stesso. I miglioramenti ottenuti, i risultati raggiunti, gli obiettivi conseguiti, le potenzialità di crescita personali e di squadra, paragonati soprattutto a ciò che offrono gli altri gruppi 1999/2000 della provincia, dovrebbero essere un motivo più che valido per scegliere la Carrarese sempre e comunque. Due campionati vinti, con l´under 13 che ha perso solo un set per sbadataggine e non certo per superiorità dell´avversario; una fase finale regionale raggiunta con merito, coraggio e un po´ di fortuna; una semifinale regionale giocata alla pari con un avversario meglio attrezzato di noi e che rimane l´unica partita da te non giocata per mia scelta tecnica, visto l´andamento poco brillante del tuo ultimo mese di allenamenti e partite (compreso il riscaldamento della stessa partita) dati alla mano, da dove si può ricavare una motivazione per lasciare tutto questo? Se tu ne hai una, eccoci, siamo qui per capire il perché della tua scelta. Credo che se sei abbastanza grande per aver preso una decisione pensata, meditata e partorita con cognizione di causa, tu lo sia altrettanto per provare a spiegarcene le motivazioni. Ti assicuro che non ti scrivo perché voglio metterti in difficoltà, ma solo perché credo che dopo un anno di sacrifici insieme, sia io che le tue compagne abbiamo il diritto di sapere. Chiudo ripetendo le parole che ho detto la prima volta che ci siamo visti: l´obiettivo del gruppo di cui fai parte non è mai stato quello di vincere il campionato under 13 o quello under 12, sono arrivate due vittorie più che meritate e davvero bellissime, ma ci siamo posti l´obiettivo di formare un gruppo di giocatrici in grado di arrivare a 15/16 anni avendo la tecnica, l´esperienza e la preparazione adatte ad affrontare campionati di serie e guardare al futuro è la nostra ambizione, e credo che la strada sia quella giusta." coach Davide Ambrosi.

Ed ecco lo scritto della dott.sa Fiorini:

"Molto raramente nei libri di psicologia ci si occupa del ruolo del genitore all´interno del contesto sportivo del proprio figlio. In realtà nel menage di un´organizzazione sportiva di giovani atleti questo argomento, molto spesso, diventa oggetto di possibili difficoltà di gestione del ragazzo o peggio ancora dell´intero gruppo squadra. I genitori e le famiglie dei ragazzi sono i punti di riferimento principali per i giovani atleti e sono anche le persone che meglio conoscono i desideri, le emozioni e le capacità dei propri figli. Per questo motivo sono figure fondamentali che assumono un´importanza notevole come veicolo di avvicinamento alla pratica sportiva e di contenimento o condivisione di successi e sconfitte, di gioie e dolori. Nel momento in cui si iscrive il figlio in palestra anche il genitore può diventare "uno sportivo" non con particolari doti od impegni fisici ma con la consapevolezza che fare sport significa apprendimento di regole, significa apprendimento di motricità fine, miglioramento della potenza, equilibrio, velocità, ma anche apprendimento di dinamiche relazionali, di risoluzione di conflitti, di nuove strategie per il raggiungimento di un obiettivo per il proprio figlio. La maggior parte degli apprendimenti esulano dalle sconfitte e dalle vittorie e se il genitore sarà in grado di trasmettere anche questi insegnamenti nascosti, indipendentemente dall´arrivare o meno ad essere un grande "campione", lo sport sarà servito al ragazzo per crescere ed affrontare con efficacia le sfide che la vita costantemente ci propone. Il mantenimento costante dell´impegno preso, soprattutto nelle situazioni di maggior difficoltà, dovrebbe essere sostenuto dal genitore per insegnare al ragazzo che, anche in momenti più o meno lunghi di noia, di sconfitte, di non-apprendimento o di non-divertimento, è importante proseguire per affrontare la complessità, per modificare la propria percezione, per trovare strategie utili di risoluzione del problema.
In alcuni momenti questo lavoro può essere fatto in collaborazione con l´allenatore che diventa l´adulto di riferimento per il minore nel contesto sportivo. In realtà, accade spesso che il genitore tenda a colpevolizzare l´allenatore di eventuali "cali". Questa modalità sposta nel giovane atleta la responsabilità all´esterno (è colpa dell´allenatore se non ne ho voglia perché gli allenamenti sono noiosi, è colpa dell´allenatore se non gioco perché non gli sono simpatico...) che, vedendo la situazione come immodificabile, perché non dipendente da lui, tenderà a ritirarsi piano piano dal contesto. Il ritiro impedisce all´atleta di conoscere i propri pregi e difetti, i propri limiti e quindi di acquisire consapevolezza sul proprio modo di essere per poi poter ampliare la gamma di abilità, di capacità e di strumenti utili per affrontare quella che la quotidianità dell´adulto. Così facendo si è impedito al ragazzo di imparare a reagire ed a riorganizzarsi, subendo passivamente gli eventi attraverso il ritiro o peggio ancora, grazie all´intervento diretto del genitore che diventa critico verso l´allenatore, creando confusione di ruoli, responsabilizzazioni all´esterno ed esplosioni di emozioni che difficilmente potranno diventare per il giovane modelli di apprendimento funzionali. Le figure che ruotano attorno al ragazzi sono molte: il genitore, l´allenatore, il dirigente, il preparatore, il presidente... i ruoli necessitano continuamente di una loro costante definizione e spesso i confini diventano talmente labili che nel ragazzo si crea una gran confusione direttamente correlata ad una perdita del rispetto delle regole e del rispetto dell´autorità della persona con cui si confronta. È compito di ognuno non volersi sostituire all´altro. Non è compito del genitore decidere l´orario degli allenamenti, l´organizzazione delle trasferte o le eventuali convocazioni come non è compito dell´allenatore decidere in merito alla scuola. Non è compito dei genitori dare consensi o dissensi sui possibili scelte tecniche dell´allenatore o sulla preparazione fisica, anche se si è ex-giocatori o allenatori di altre squadre, così come non è compito degli allenatori criticare il sistema punitivo usato dai genitori. Non invadere gli spazi permette al giovane di crescere avendo punti di riferimento saldi e cioè regole che lo aiutano a decidere qual è la cosa giusta da fare nei rispettivi ambiti. In conclusione i genitori sono "i guardiani" dei loro figli ed hanno giustamente il dovere di accertarsi che la struttura e l´allenatore soddisfino i loro desideri e quelli dei giovani atleti, dando per scontato che gli obiettivi siano di divertimento ed apprendimento della pratica sportiva come di crescita psicologica, sportiva e sociale del ragazzo. Trovata la collocazione e la persona di riferimento, il genitore è invitato a lasciare il figlio in un ambiente di cui ha fiducia e nel quale il suo "bambino" può trovare un contesto nel quale incominciare a crescere e sperimentare in autonomia. La condivisione di questi momenti può avvenire incoraggiando il ragazzo ad apprezzare la sfida che lo sport comporta, insegnargli a non arrendersi ed a sopportare la fatica per raggiungere un obiettivo. È importante distinguere ciò che noi come genitori vorremmo fossero i nostri figli e ciò che invece i nostri figli amano dello sport: non sempre si hanno le stesse aspettative.."